I 5 yama

I 5 YAMA.

Gli yama sono i principi etici dello yoga a cui i praticanti dovrebbero ispirarsi.

Vediamoli uno per uno.

Ahimsa: non violenza, non fare del male

i 5 yamaLa parola himsa in  sanscrito significa violenza, fare del male e il suffisio a- invece significa non, perciò ahimsa può essere tradotto come non fare del male, non violenza.

Questo principio di comportamento è un concetto molto più ampio di quanto si può pensare.

Il “non fare del male” infatti, può essere applicato alla pratica fisica, ai pensieri, alle parole, ai comportamenti ma persino al mangiare.

Nella pratica fisica non essere violenti significa essere delicati con il proprio corpo. Molto spesso infatti succede che per arrivare a fare una posizione complicata si chiede troppo al nostro fisico, ci si allunga esageratamente, ci si stanca eccessivamente e perciò si infrange questo principio di equilibrio puro.

Nelle parole invece praticare la non violenza significa invece capire che a volte quello che si pensa e quello che si dice possono ferire più di un colpo vero e proprio.

IN ultimo ma non meno importante la non violenza si applica anche al mangiare e può essere collegato anche al tipo di dieta che si segue.

 

Satya: non mentire, verità 

La verità riguarda pensieri, parole ed azioni e quando si mette in atto bisognerebbe farlo sempre con assoluta consapevolezza.

Quando si parla di Verità nel comportamento significa comportarsi come si è davvero e non a seconda della circostanza o dello scopo del momento.

Applicare praticamente satya significa anche vedere le cose per quello che realmente sono e non a seconda degli schemi mentali che creano una falsa illusione.

E’ importantissimo applicare questo yama nella pratica degli asana perché spesso si infrange questo principio: poiché quando si pratica infatti, accettare la situazione del corpo in quel momento, accettare la propria età, accettare i propri limiti, significa essere veri con se stessi.

Asteya: non rubare, onestà

la parola Steya in sanscrito significa rubare perciò asteya è il suo opposto cioè non rubare, onestà.

Il non rubare inteso dello yama Steya può essere applicato per esempio al cibo: e in questo caso può essere inteso anche come il non mangiare troppo perché, ogni volta che lo si fa, questo va ad influire indirettamente sulla popolazione che invece mangia molto meno del dovuto solo perché una piccola parte della popolazione mondiale consuma la maggior parte delle risorse della terra.

Brahmacharya: continenza

Brahmacharya è uno yama che fa molto discutere e spesso male interpretato perché molti praticanti pensano che per essere delle persone spirituali bisogna praticare la castità; in realtà non è questo quello che si intende.
Secondo lo yoga la forza sessuale è molto potente e se usata per altri scopi diversi dalla pratica può portare il praticante fuori strada.

Se usata per la ricerca spirituale invece aiuta il praticante a trovare la via dello yoga.

Aparigraha: non avidità, non possesività

Non avidità può essere intesa come astenersi dal superfluo, non possessività e quindi anche non desiderare quello di cui non abbiamo veramente bisogno.

Quando desideriamo troppo, anche cose del tutto superflue, si crea desiderio che a sua volta porta attaccamento, e questo è una delle condizioni negative della mente che lo yoga dovrebbe combattere.
Quando invece riusciamo a non desiderare nient’altro che quello che si ha ci si rende conto che tutto quello di cui abbiamo bisogno si trova dentro di noi.

Nella pratica esclusivamente fisica invece questo yama può essere inteso come non attaccamento al progresso perché più lo si è e meno progressi si vedono.

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